L’arrivo dell’inverno nel pianeta del Trono di Spade

“L’inverno sta arrivando” è una delle frasi più ripetute nella serie televisiva della HBO. L’ultima estate è durata 9 anni, ed i personaggi della serie temono un inverno intenso ed ugualmente lungo, senza tuttavia poter supporre nulla sulla sua effettiva durata. Ma in che modo possiamo pensare ad un pianeta con cicli stagionali così lunghi e variabili?

Trattandosi di una storia fantasy non bisogna andare troppo per il sottile con le ragioni scientifiche dietro i fatti narrati, però è interessante compiere l’esperimento mentale di immaginare un pianeta in cui il ciclo stagionale sia così tanto variabile.

Innanzitutto: perché esistono le stagioni? 
Il moto di un pianeta è principalmente l’unione dei due moti di rotazione e rivoluzione. Se il primo determina la durata del giorno, il secondo è responsabile della durata delle stagioni. Ma l’elemento chiave è l’inclinazione dell’asse di rotazione del pianeta rispetto alla perpendicolare al suo piano orbitale.  Nella seguente figura, riferita alla Terra, si può capire bene il perché: a causa dell’inclinazione assiale, in ogni momento dell’anno c’è un emisfero che riceve i raggi solari in maniera più diretta ed uno meno. Ad esempio durante la nostra estate l’emisfero boreale (Nord, il nostro), sarà più inclinato verso il Sole, ricevendono i raggi quasi perpendicolarmente, mentre questi raggiungeranno l’emisfero australe con un angolo maggiore.

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Se l’asse di rotazione ha un’inclinazione fissa, le stagioni si ripeteranno uguali ogni anno. Se non c’è inclinazione, e l’asse è verticale, non si avrà un ciclo stagionale; maggiore è l’inclinazione, maggiore sarà la differenza tra i due emisferi durante una stagione.

L’unico modo per far sì che le stagioni abbiano durata variabile, quindi, è che vari l’inclinazione dell’asse nel corso del tempo, e questo deve essere il caso del mondo del Trono di Spade.
Quali esempi abbiamo nel Sistema Solare?

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Urano, fotografato dalla sonda Voyager 2

L’anno su Urano dura 84 anni, ed il suo asse di rotazione ha una caratteristica particolare rispetto agli altri pianeti del Sistema Solare: ha un’inclinazione di circa 97°, ossia è quasi parallelo al suo piano orbitale. In questa situazione ognuno dei due poli punterà verso il Sole per metà del periodo di rivoluzione, e le stagioni dureranno circa 21 anni ciascuna. In questa situazione sia in estate che in inverno uno solo dei due emisferi sarà illuminato dal Sole. Ma anche in questo caso le stagioni restano facilmente prevedibili, anche se estramemente lunghe.

Marte può essere un esempio più calzante.

L’asse di rotazione marziano varia infatti nel tempo.
Attualmente l’inclinazione di Marte è molto simile a quella della Terra (circa 25°), ma tramite simulazioni del Sistema Solare è stato ricavato che può subire variazioni che lo portano ad avere delle inclinazioni comprese tra 10° e 45°.
Quando l’inclinazione è di 45° i cappucci polari di ghiaccio, la cui estensione varia a causa dell’esposizione dei poli alla radiazione solare, possono diventare enormi, come si vede in questa illustrazione. Ma anche qui la variazione non è proprio uguale a quella del romanzo di Martin, perché avviene su scale millenarie, e non dell’ordine di qualche anno o decennio.

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In che modo si potrebbe ottenere allora questa variazione dell’inclinazione assiale su brevi scale temporali? Una possibilità potrebbe essere quella di un sistema planetario in cui i vari elementi sono fortemente interagenti tra di loro, costringendo in qualche configurazione l’asse a cambiare inclinazione in maniera variabile e rapida.

Probabilmente -e giustamente- nella finzione narrativa queste ipotesi non vengono prese in considerazione, ma la prossima volta che sentirete i sopravvissuti della famiglia Stark dire “l’inverno sta arrivando” potrete sogghignare pensando alla difficoltà di realizzazione di questo modello planetario.

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