Cosa significa il #Brexit per i programmi spaziali

Ormai è noto che il 23 giugno 2016 i cittadini del Regno Unito hanno votato per il leave, l’uscita dall’Unione Europea. A cosa può portare questo risultato, se verrà messo in atto, nell’ambito delle politiche spaziali inglesi ed europee?

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C’è da dire innanzitutto che l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) non è un’istituzione dell’Unione Europea e vede la partecipazione di stati, come la Svizzera o la Norvegia, che non fanno parte dell’UE, e la collaborazione di agenzie spaziali, come quella canadese, che non si trovano neanche in Europa. Perciò, l’uscita del Regno Unito dall’UE non significherebbe un’uscita dall’ESA.

Nonostante ciò, alcuni programmi spaziali europei, come Galileo o Copernicus, sono progetti esplicitamente dell’Unione Europea. Questi vedono perciò la partecipazione del Regno Unito come membro dell’Unione, e potrebbero perciò subire conseguenze anche gravi nel caso si realizzi il risultato del referendum.

Oltre a ciò, le cose si complicherebbero senz’altro per i lavoratori inglesi nell’ESA, che si troverebbero ad essere extracomunitari a tutti gli effetti, e perderebbero perciò i privilegi e le facilitazioni previste per i cittadini dell’UE.

Le trattative che necessariamente si svolgeranno nel momento in cui il Regno Unito comunicherà ufficialmente la sua decisione all’Unione Europea, sperabilmente porteranno a buoni accordi tra le due parti che potranno evitare problemi ai programmi di ricerca.

Per approfondire:

[1] AstronautiNews: Brexit e le sue conseguenze sullo spazio europeo

 

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