ExoMars, si entra nel vivo: la prima orbita scientifica del TGO

Ad un mese dall’arrivo su Marte e dopo aver assistito impotente allo schianto di suo fratello Schiaparelli, il Trace Gas Orbiter è pronto ad iniziare la sua attività scientifica.

trace_gas_orbiter_at_mars_node_full_image_2
Una rappresentazione del TGO in volo sul Pianeta Rosso. Credits: ESA

Il Trace Gas Orbiter, per gli amici TGO, è frutto della collaborazione ESA-Roscosmos ed è arrivato su Marte appena un mese fa, il 19 ottobre. L’orbita iniziale era molto eccentrica, spaziando da 230 a 310 km di altitudine in circa 4,2 giorni.

Il satellite sarà completamente attivo dal punto di vista scientifico a marzo 2018, quando si sarà disposto su un’orbita quasi circolare a 400 km di altitudine: si tratta di un’operazione lenta in quanto l’orbita viene modificata gradualmente con la tecnica dell’aerobraking, ossia sfruttando il poco attrito viscoso esercitato dalla debole atmosfera marziana sul TGO.

Ma nel corso della prossima settimana si potrà avere un assaggio dell’attività scientifica del TGO in quanto inizieranno le operazioni di calibrazione degli strumenti.

trace_gas_orbiter_instruments_node_full_image_2
Gli strumenti a bordo del TGO. Credits: ESA
Ma di quali strumenti stiamo parlando?
1) Il rivelatore di neutroni (FREND): misura il flusso di neutroni uscenti dalla superficie marziana a causa dell’impatto di raggi cosmici. Dai parametri di questo flusso sarà possibile determinare la composizione degli strati superficiali: l’interesse fondamentale di questo sensore è quello di evidenziare l’eventuale presenza di acqua o ghiaccio d’acqua entro i primi due metri di profondità;
2) NOMAD (Nadir and Occultation for MArs Discovery): si tratta di tre spettrometri (due per l’infrarosso ed uno per l’ultravioletto) in grado di analizzare i componenti atmosferici con elevata precisione. NOMAD userà le tecniche dell’occultazione solare e della luce riflessa al Nadir che consistono nel ricavare la composizione osservando rispettivamente il Sole attraverso l’atmosfera o la luce riflessa del Sole sulla superficie;
3) ACS (Atmospheric Chemistry Suite): tre strumenti per l’infrarosso per studiare la struttura e la chimica dell’atmosfera marziana. In effetti si tratta di un complemento di NOMAD necessario per estendere la sensibilità del TGO nella banda infrarossa;
4) CaSSIS (Colour and Stereo Surface Imaging System): una fotocamera ad alta risoluzione (5 metri per pixel) e a colori necessaria per analizzare il contesto geologico e dinamico per gli strati atmosferici analizzati dagli altri strumenti.

Si tratta quindi di una serie di strumenti dedicati allo studio dell’atmosfera marziana. Di particolare interesse è il metano, che sulla Terra è prodotto tramite processi biologici o geologici (ad esempio nelle reazioni idrotermali).

Nelle due orbite programmate per la calibrazione di questi strumenti gli scienziati hanno pianificato anche l’osservazione di Phobos, la più grande delle due lune marziane.

Fonte: www.esa.int

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *