20 Luglio 1969: 48 anni dal primo allunaggio

La navicella Apollo 11
Fonte

Il 20 Luglio 1969, alle ore 21:19 italiane, il modulo lunare “Eagle” toccava la superficie lunare.
Poche ore più tardi, l’astronauta Neil Armstrong, comandante della missione, effettuava i primi passi sulla superficie lunare, trasmettendoci le sue parole che hanno segnato la storia:

 

“One small step for a man, one giant leap for mankind”

 

Il Modulo Lunare “Eagle” era composto da due parti: il modulo di discesa ed il modulo di ascesa. Questa scelta su dovuta dal bisogno di mantenere la massa della navicella Apollo contenuta. Un lander tutto d’un pezzo avrebbe richiesto maggior carburante per l’operazione di discesa ed ascesa.
La Luna non è dotata di atmosfera, e l’Eagle doveva portarsi da una velocità orbitale di circa 1,639 km/s a zero in pochi minuti con il solo ausilio dei motori del modulo di discesa. Ciò ha i suoi vantaggi, infatti il modulo di ascesa sarebbe dovuto tornare in quell’orbita (e quindi riacquisire quella velocità), e non sarebbe potuto bastare quel poco carburante se la Luna fosse stata dotata di atmosfera.

Buzz Aldrin fotografato da Neil Armstrong

Mentre Neil Armostrong e Buzz Aldrin scendevano verso la Luna, il loro compagno Michael Collins li attendeva in orbita lunare, (fra i 100 ed i 120 km d’altitudine), all’interno del Modulo di Comando “Columbia”.

 

I due astronauti rimasero per circa 8 ore sulla Luna, di cui 2 di attività extraveicolare in cui gli astronauti raccolsero più di 22 kg di rocce lunari, eposizionarono dell’ALSEP  a circa un centinaio di metri dal sito dell’allunaggio e lasciarono una placca che recitava le seguenti parole:

 

“Here Men From Planet Earth
First Set Foot Upon the Moon
July 1969 A.D.
We Came in Peace For All Mankind”

 

Placca
Fonte

Per alleggerire il modulo d’ascesa (visti anche i 22 kg di rocce aggiuntive) si decise di gettare fuori gli scarponi delle tute (gli scarponi della famosa foto dell’impronta con la suola rigata), gli zaini contenenti il supporto vitale per le EVA (attività extraveicolari) ed altre apparecchiature, ma nessuna paura! Gli astronauti indossavano gli scarponi per la EVA sopra la tuta, e prima di buttare via i loro zaini, si collegarono al supporto vitale del modulo d’ascesa.

Impronta sulla Luna

Dopo l’ascesa gli astronauti si ricongiunsero con il loro compagno Michael Collins che li attendeva nel modulo di comando. Completato il trasferimento il modulo di ascesa fu separato, mentre l’Apollo si rimise in traiettoria per il rientro.
Il rientro avvenne il 24 Luglio, dopo 4 giorni.
Il modulo di servizio dell’Apollo fu separato dal resto della navicella che impattò l’atmosfera terrestre con una velocità d’inserimento di circa 10,5 km/s e la navicella fu frenata grazie al solo attrito atmosferico.
Il modulo di comando aveva un angolo d’impatto fra i 7,5 ed i 5,5 gradi (fonte), offrendo lo scudo termico all’atmosfera terrestre. Un inclinazione al di fuori di questo range avrebbe significato la perdita del velivolo, od a causa del rimbalzo della navicella sull’atmosfera terrestre venendo proiettata su un orbita non conosciuta, od avrebbe offerto troppa superficie all’atmosfera su cui si sarebbe sviluppato attrito, con il conseguente surriscaldamento della navicella a temperature ben superiori quelle gestibili dal sistema di bordo e sopportabili dai due astronauti ed una decelerazione troppo intensa che avrebbe potuto portare gli astronauti alla morte.
Dopo lunghi minuti di aerofreno, a circa 3000 metri di quota si aprirono i 3 paracadute, che accompagnarono “dolcemente” i tre astronauti verso la superficie dell’Oceano Pacifico, dove furono recuperati dalla nave Hornet della marina statunitense.

Modulo di Comando dell’Apollo 11 presso il National Air and Space Museum Fonte

 

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