Venere: siamo pronti per tornarci

Per quanto riguarda le missioni della NASA, Venere è uno dei più trascurati dei nostri vicini, nonostante la vicinanza sia fisica che evolutiva fa sì che avrebbe molto da dirci anche riguardo al nostro pianeta. L’ultima missione NASA arrivata sul pianeta è infatti la sonda Magellano, che lo ha visitato negli anni ’90. Ultimamente buoni progressi nell’analisi da remoto di Venere sono stati ottenuti tramite la sonda Venus Express dell’ESA e la sonda Akatsuki della JAXA. Ma nessuna sonda ha più toccato la superficie del pianeta dalle missioni sovietiche precedenti al 1985, che inviarono dei lander protetti da scudi in grado di fornire la protezione necessaria a sopravvivere qualche ora sulla superficie venusiana. Nuovi studi in corso promettono tuttavia di poter tornare su Venere nei prossimi anni con prospettive completamente diverse da quelle avute finora.

La superficie di Venere è infatti un inferno di pressione e temperatura, con una pressione 90 volte maggiore di quella terrestre ed una temperatura di circa 460°C.

Alla NASA però stanno elaborando nuovi metodi per sopravvivere in questo ambiente, che potrebbero portare all’invio di sonde robotiche sulla sua superficie nel prossimo decennio. Phil Neudeck, ingegnere elettronico al Glenn Research Center della NASA, sta guidando una serie di esperimenti che stanno ottenendo infatti degli importanti successi in quest’ambito. Un risultato notevole, è che il team è riuscito a mantenere in orario un orologio contenuto all’interno di una capsula che simula proprio le condizioni ambientali di Venere, mostrando che è possibile costruire dei microchip che possono sopravvivere in queste infernali condizioni. Questo test è durato ben 33 giorni.

Il segreto starebbe in un nuovo tipo di semiconduttori, in grado di comporre un’elettronica resistente al calore che permetterebbero di costruire dei lander in grado di resistere sulla superficie venusiana anche per mesi, potendo quindi misurare importanti parametri superficiali come la velocità dei venti, la temperatura e la pressione, ed analizzare la chimica della superficie e la presenza di onde sismiche.

Fotografie dalla superficie venusiana ottenute tramite la sonda sovietica Venera-13 nel 1982.
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Un’immagine di Venere dalla sonda giapponese Akatsuki che, dopo un primo fallimento, nel 2015 è riuscita ad inserirsi in orbita attorno al pianeta.

Fonte: Science Magazine

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