Strumenti dal passato: la macchina di Anticitera

Vi siete mai chiesti quali strumenti venissero utilizzati nell’antichità per la misurazione delle fasi lunari o per il movimento dei pianeti? Se non avete mai letto niente a riguardo tranquilli, ci siamo qui noi a spiegarvelo!

In questo articolo vi parleremo di una macchina che ha più di 2000 anni, ed è probabilmente il primo calcolatore meccanico in assoluto: si tratta della Macchina di Anticitera.

Ma partiamo dal suo ritrovamento; In una fredda sera d’inverno un gruppo di pescatori di spugne che si trovava al largo dei mari greci fu costretto (a causa di una tempesta) a rifugiarsi in un isoletta chiamata Anticitera. A circa 43 metri dalla riva dell’isola trovarono il relitto di una nave naufragata nel I secolo a.C.

Il 17 maggio 1902 l’archeologo Valerios Stais, esaminando i reperti recuperati dal relitto, notò che un blocco di pietra presentava un ingranaggio inglobato all’interno. Con un più approfondito esame si scoprì che quella che era sembrata inizialmente una pietra era in realtà un meccanismo fortemente incrostato e corroso, di cui erano sopravvissute tre parti principali e decine di frammenti minori, si trattava della macchina di Anticitera.

Si trattava di un congegno estremamente complesso: presentava  delle ruote dentate che potevano riprodurre il rapporto di 223:19 necessario a ricostruire il moto della Luna in rapporto al Sole (la Luna compie 223 rivoluzioni siderali ogni 19 anni solari). Tale rapporto veniva riprodotto con l’utilizzo di una ventina di ruote dentate e di un differenziale, un meccanismo che permetteva di ottenere una rotazione a velocità pari alla somma o alla differenza di due rotazioni date.

Il ritrovamento di questa macchina portò gli studiosi a pensare che la Grecia del I secolo avesse una tradizione di altissima tecnologia.
Sul numero 498 di febbraio 2010 della rivista Le Scienze, un articolo a firma di Tony Freeth afferma che è stato ricostruito il metodo con cui il meccanismo prediceva le eclissi e le fasi lunari e avanza l’ipotesi che la costruzione dello stesso sia avvenuta nella città colonia greca di Siracusa.

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