Stephen Hawking: una riflessione sull’uomo

Ieri, 14 marzo 2018, è morto Stephen Hawking. Abbiamo letto messaggi, riflessioni e commemorazioni di tutti i tipi sul web, ad indicare quanto fosse una figura amata da molti. In particolare, vogliamo riportare una riflessione che ci ha colpito molto, inviataci dall’insegnante e scrittore, nonché membro della nostra community su Facebook, Alberto Amitrani.

Stephen Hawking : una vita spesa bene.

Questa mattina, appena letta la notizia della scomparsa di Stephen Hawking, mi sono fermato un attimo a riflettere sul significato e sugli insegnamenti che posso ricavare io dalla vita di questo uomo, di questo grande scienziato e divulgatore scientifico.
Si perché tutti gli articoli di giornale ed i post che ho letto (molto bello e puntuale quello su cronachedalsilenzio.it) oggi danno una marea di informazioni  biografiche e narrano molti aneddoti interessanti e significativi ma forse non colgono appieno la “straordinarietà” (letteralmente) di questa vita.
Hawking, malgrado vivesse da anni in una situazione sempre più precaria e complicata  dal punto di vista fisico, a causa della malattia invalidante che lo aveva colpito in giovane età, non aveva perso il senso dell’umorismo. Una caratteristica questa che inquadra da subito il personaggio ed è secondo me quel “sale della vita” che lo ha aiutato in tutti questi anni ad andare avanti giorno per giorno.
Nel corso di questa breve riflessione citerò alcune sue frasi celebri riportate in interviste o dichiarazioni lasciando a Stephen la parola nei passaggi fondamentali.
Iniziamo proprio dalla sua idea della vita, e della sua vita in particolare, con tutte le difficoltà che possiamo immaginare.
È interessante vedere cosa pensava ad esempio del tempo :
“Le mie aspettative sono state ridotte a zero quando avevo 21 anni. Da allora, tutto è un bonus. Ho vissuto cinque decadi in più di quanto predetto dai medici. Ho provato a fare buon uso del mio tempo. Poichè ogni giorno può essere l’ultimo, voglio sfruttarne ogni minuto”.
Leggendo la sua biografia possiamo essere certi che i 10 lustri di “Bonus” che gli sono stati concessi siano stati spesi bene. Non so quanti di noi siano in grado di fare questa affermazione riferendola a se stessi. Spesso ci troviamo a “buttare il tempo”, credendo che sia senza limite, io per primo me ne accorgo, e questa riflessione che sto facendo insieme a voi oggi la devo proprio a lui e all’esempio che ci ha dato.
La seconda cosa che mi ha colpito e mi fatto riflettere è il ruolo che ha giocato la sua prima moglie nelle vicende che hanno portato Hawking a diventare un personaggio famoso negli anni ’80. È stato addirittura tratto un film dalla biografia della prima moglie che narra gli eventi della prima parte della vita di Stephen.
Prima dell’uscita del suo bestseller “Dal Big Bang ai buchi neri” nel 1987 infatti Hawking è stato ad un passo dalla morte. E la decisione, difficilissima, toccò alla moglie Jane Wilde. Se avesse acconsentito alla richiesta dei medici nel 1985 di spegnete le macchine quel libro non avrebbe mai visto la luce.
Spesso quando abbiamo di fronte a noi una celebrità che ha raggiunto l’apice del successo e della fama ci dimentichiamo di chi, dietro le quinte e con pochissima visibilità, ha permesso che quei fatti potessero accadere. Non è un caso che questo ruolo tocchi spesso alle mogli di personaggi celebri, anche il giovane Einstein ebbe una compagna che lo aiutò moltissimo nei primi anni della sua carriera. Ma noi e la stampa spesso esaltiamo solo la celebrità di turno, dimenticando il contesto.
So che non era credente ed ho un grande rispetto del suo punto di vista (pur non condividendolo) perché a differenza di molti che spesso rinunciano a difendere il proprio punto di vista quando non stanno dalla parte della maggioranza, lui non aveva nessun timore a trattare l’argomento. Una frase molto significativa che gli viene attribuita in riferimento all’esistenza dell’Universo dice :
“Se riusciremo a trovare la risposta a questa domanda, decreteremo il trionfo definitivo della ragione umana: giacché allora conosceremmo la mente di Dio”.
Umanamente parlando è stato “un gigante”, ed il termine “diversamente abile” con lui acquista un significato particolare perché dimostra che questa definizione, creata qualche anno fa per sostituire i termini odiosi e discriminanti che venivano utilizzati un tempo, è la conferma che se anche una persona non è in grado di camminare o di muoversi o addirittura di parlare a volte le sue abilità (diverse dalle nostre) viaggiano chilometri sopra le nostre teste. Ed è famosa una sua  frase a questo riguardo :
“Ricordatevi di guardare le stelle e non i vostri piedi. Per quanto difficile possa essere la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare e in cui si può riuscire”.
L’ultima riflessione che mi sento di fare riguarda un bilancio, in generale, di questi 76 anni “spesi bene”. Viktor Frankl, il padre dell’analisi esistenziale e della logoterapia, sopravvissuto alla deportazione in 4 campi di concentramento nazisti, scrisse questa frase in un suo libro (riferendosi ai prigionieri) che mi sembra particolarmente appropriata per descrivere anche la straordinaria vita di Stephen Hawking :
“Ma se non vi fosse stato che un uomo solo – basterebbe la testimonianza di quest’uno, per asserire che l’uomo può essere nel suo intimo più forte del destino che gli viene imposto dall’esterno.” 
(Viktor Frankl, Uno psicologo nei lager – Edizioni Ares – Pag. 117)
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Qui potete

2 pensieri riguardo “Stephen Hawking: una riflessione sull’uomo

  • marzo 15, 2018 in 2:12 pm
    Permalink

    Bellissimo articolo Luca! Complimenti davvero! Il primo libro di Hawking, è stato il mio primo libro di astrofisica letto! Avevo 14 anni quando lo lessi per la prima volta,per poi rileggerlo a 18 anni. Un libro che è riuscito ad accendere quella passione per i misteri dell’universo. Hawking,di cui ho letto tutto, mi ha sempre affascinato per la sua straordinaria voglia di vivere,e ho sempre avuto ammirazione per quella che è stata una delle più brillanti menti della storia. Che possa riposare in pace!

    Risposta
  • marzo 16, 2018 in 12:37 am
    Permalink

    Articolo molto interessante! Grazie per aver condiviso la tua riflessione.

    Risposta

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