SpaceUp 2018: resoconto della non-conferenza pisana

Lo SpaceUp di quest’anno si è tenuto a Pisa. Sulle rive dell’Arno 2 giorni di conferenza, anzi di non-conferenza, sull’esplorazione spaziale e l’astronautica. Qui il reportage dell’evento.

In che senso non-conferenza? Le unconference sono delle conferenze in cui tutti i partecipanti hanno la possibilità di dire la loro, mescolando quindi i ruoli classici di relatore e pubblico. Ad un primo impatto questo può generare confusione: ma il relatore non dovrebbe essere un esperto specializzato nel settore? In realtà, SpaceUp nasce e si sviluppa soprattutto in ambiente accademico, e ne segue che è perlopiù frequentato da studenti del settore spaziale che parlano di argomenti che conoscono bene, perché appassionati o perché magari hanno lavorato a qualche progetto sull’argomento. Le sessioni tenute dai partecipanti, si alternavano ad ogni modo a quelle di relatori classici, esponenti di istituzioni o aziende dell’ambito spaziale.

La conferenza si teneva nella splendida location del Centro Congressi Le Benedettine, sulle rive dell’Arno e a due passi dalla Torre di Pisa.

Durante i pasti veniva affissa una bacheca con scritti i nomi delle quattro aule (che come noterete sono i nomi di quattro note nebulose) e i partecipanti potevano mettere un post-it per prenotarne una.

Questi due giorni di SpaceUp sono stati ricchi ed intensi, ed è difficile raccontarli in maniera esaustiva. Siete invitati a cliccare sui link che trovate disseminati per il testo per approfondire gli argomenti che vengono citati.

La prima giornata si è aperta con il dottor Franco Frasconi, lead researcher dell’INFN di Pisa, che ci ha parlato dei recenti sviluppi riguardo le onde gravitazionali, dalle prime rivelazioni dell’autunno 2015 fino alle ultime più recenti accompagnati dai segnali elettromagnetici delle stelle di neutroni che hanno generato l’emissione gravitazionale. Il dottor Frasconi non ha tralasciato particolari: senza entrare nel formalismo della Relatività Generale, è riuscito a dare una spiegazione chiara e completa del fenomeno delle onde gravitazionali e degli strumenti necessari per rivelarle. Ha parlato ad esempio di Advanced Virgo, l’interferometro gravitazionale che dal 1 agosto 2017 ascolta il cielo insieme ai due LIGO americani, e dei suoi superattenuatori, strumenti costituiti da pendoli multi-stadio necessari per separare le ottiche di Virgo dalle oscillazioni sismiche che continuamente ed impercettibilmente smuovono la terra sotto i piedi. Le onde gravitazionali sono infatti così deboli, che anche la minima vibrazione del terreno ne impedirebbe la rivelazione.

Simona Gallerani, ci ha parlato dei principali Telescopi Spaziali: Hubble, Chandra, JWST, Planck, e Kepler, gli eroi dell’esplorazione dell’universo primordiale e degli altri sistemi stellari; un team del dipartimento di ingegneria dell’Università di Pisa ci ha inoltre parlato delle vele solari, delle vere e proprie vele che sfrutterebbero i venti solari per spingere le sonde, eventualmente anche verso pianeti extrasolari: sembra argomento di fantascienza, e fino a poco tempo fa lo era, ma lo sviluppo dei materiali degli ultimi anni ha permesso di rendere più concreta questa possibilità.

Delle molte sessioni dedicate ai partecipanti-relatori, alcune sono state particolarmente interessanti. Sapevate ad esempio che si può utilizzare un gigantesco fiore per rilevare pianeti extrasolari? Questo video in formato TED spiega molto bene la tecnologia questione (con il pulsante in basso a destra è possibile attivare i sottotitoli).

Sapevate inoltre che, nonostante sia tra i pianeti a noi più vicini, Venere sia uno dei più trascurati del Sistema Solare? A partire dalle missioni sovietiche precedenti al 1985, nessuna sonda ha infatti più toccato la superficie venusiana. Ora forse qualcosa si sta smuovendo.

Oltre agli argomenti specifici trattati, quello che colpisce di più di SpaceUp, complice anche l’informalità che la struttura dell’evento impone, è la sua incredibile atmosfera familiare che si respira. Pur non conoscendosi o provenendo da contesti culturali profondamente diversi, infatti, ci si sente tutti parte di qualcosa, uniti dalla passione per l’esplorazione spaziale.

Perché, come ha detto Elena Grifoni Winters, head cabinet dell’ESA che ci ha parlato dell’Agenzia Spaziale Europea e delle sue funzioni scientifiche e nell’ambito delle telecomunicazioni, la cooperazione internazionale è la chiave per il futuro, ed eventi come SpaceUp servono proprio ad unire in una comunità gli esploratori di domani provenienti dalle più disparate parti del mondo.

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