162173 Ryugu: identikit dell’obiettivo di Hayabusa2

Abbiamo approfondito i dettagli della missione Hayabusa2 (qui), abbiamo visto la sonda avvicinarsi al suo obiettivo (qui), ma poco abbiamo detto nel dettaglio dell’asteroide (162173) Ryugu, a cui la sonda giapponese Hayabusa2 farà compagnia per circa un anno e mezzo. Questo articolo vuole essere un approfondimento sulla natura di quest’oggetto. 

Il nome

Ryūgū-jō (竜宮城, 龍宮城) significa “palazzo della fortezza del drago” e fa riferimento ad una figura del folklore giapponese. Si tratta infatti del palazzo sottomarino di Ryūgin, una sorta di dio-drago del mare o, per meglio dire, un kami shintoista personificato da un drago marino. Su ogni lato di Ryūgū-jō è rappresentata una delle stagioni, ed un giorno nel palazzo equivale a 100 anni all’esterno di esso. Inizialmente il nome provvisorio era 1999 JU3, in quanto è stato scoperto nel 1999 dal programma LINEAR (LIncoln Near Earth Asteroids Research Program), e successivamente è stato rinominato come (162173) Ryugu.

L’orbita e l’origine

Ryugu è un asteroide prossimo alla Terra (near-Earth Asteroid, NEA) del gruppo Apollo, ossia la sua orbita è compresa tra quella di Marte ed un punto interno all’orbita terrestre. In particolare, l’afelio ed il perielio (i punti dell’orbita rispettivamente di maggiore e minore distanza dal Sole) di Ryugu sono di 1.416 e 0.963 Unità Astronomiche (la distanza media Terra-Sole è 1 UA per definizione). Si tratta di uno dei NEA più grandi di 100 metri di diametro che si avvicina di più all’orbita terrestre (le due orbite si intersecano a circa 0.001 UA).

I modelli numerici indicano che Ryugu si sia originato nella fascia di asteroidi interna (tra le 2.1 e le 2.5 UA) e sia stato spinto verso l’attuale orbita dalla cosiddetta risonanza secolare ν6, dove sarebbe giunto a causa dell’effetto Yarkovsky (leggi: Che cos’è l’effetto Yarkovsky, il rinculo termico degli asteroidi). Senza entrare nel dettaglio: il Sistema Solare è un sistema caotico, ossia sono talmente tanti i corpi che interagiscono gravitazionalmente tra di loro che, a lungo andare, l’effetto su una massa come quella di Ryugu può essere considerato nullo (in quanto in media riceve attrazioni e spinte da tutte le direzioni). Esistono però alcune orbite in cui gli oggetti ricevono periodicamente una spinta o un’attrazione da parte di uno stesso oggetto, e questa ripetizione, non essendo più considerabile caotica, causa un effetto netto sull’orbita dell’oggetto che subisce la subisce. Nel caso di Ryugu, e della risonanza ν6, l’oggetto in questione è Saturno, e l’orbita in cui gli oggetti subiscono il suo effetto è situata a circa 2UA e 20° di inclinazione rispetto all’eclittica. Ryugu si sarebbe quindi formato oltre questa distanza e vi si sarebbe ritrovato per effetto Yarkovsky. Da qui, la spinta da parte di Saturno verso l’orbita attuale.

L’avvicinamento di Ryugu alla sonda Hayabusa2. Credits: JAXA

La composizione superficiale

Piuttosto scuro (magnitudine assoluta nel visibile 19.3), dai dati spettrali è possibile riconoscere la somiglianza tra Ryugu e le meteoriti di classe CM e CI (ad esempio le condriti di Murchison, Orgueil, Jbilet Winselwan, Y82182, Y86029). La ricerca di meteoriti analoghe agli asteroidi è molto importante per la ricerca asteroidale: infatti le meteoriti sono perlopiù frammenti di asteroidi, comete o pianeti terrestri. Trovare quindi a Terra dei campioni e riconoscere la loro somiglianza con un oggetto celeste, ci permette quindi di studiare direttamente dei frammenti di quell’oggetto, ottenendo informazioni sulla sua storia e quindi in generale sulla storia del Sistema Solare. In particolare poi, è un modo indiretto di conoscere la composizione di quell’oggetto: ogni minerale infatti lascia una traccia univoca nella luce che si riflette su di esso. Confrontando quindi gli spettri dell’asteroide con quelli di laboratorio delle meteoriti e dei minerali che le compongono, è possibile comprendere la composizione dell’asteroide pur senza prelevarne direttamente dei campioni. Il fatto che poi Hayabusa2 riporterà anche a Terra dei campioni di superficie dell’asteroide, renderà l’analisi ancora più dettagliata e precisa. Per ora, ci si aspetta quindi che Ryugu abbia una composizione simile a quella delle meteoriti CM e CI, che contengono anche acqua e molecole organiche, e una serie di composti minerari come serpentino, saponite, phyllosilicati, magnetite, solfati, pirosseni e carbonati.

Leggi: Alla ricerca di meteoriti – come trovarle e riconoscerle

Ryugu è classificato attraverso l’analisi spettrale come asteroide di tipo Cg (ossia con caratteristiche degli asteroidi di tipo C e di tipo G), una classe di asteroidi che contiene, appunto, anche acqua e molecole organiche. Ne segue che l’obiettivo Hayabusa2 risulti piuttosto interessante anche dal punto di vista astrobiologico. L’unico oggetto di tipo C ad oggi visitato è Mathilde, ma è stato osservato ad una risoluzione troppo bassa per poterlo conoscere nel dettaglio, cosa che invece la sonda giapponese si prepone di fare riguardo Ryugu.

Ryugu da una distanza di soli 40 km, grazie ai dati della sonda Hayabusa2. Credits: JAXA

Leggi: A caccia di Asteroidi!

Fonte: Wada K. et al., 2018. Asteroid Ryugu before Hayabusa2 encounter, ArXiv.org.

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