L’uomo in continua evoluzione: Darwin non si è fermato

Darwin non si ferma con la tecnologia. Nuovi studi su base genetica mostrano come l’evoluzione nell’uomo sia ancora attiva, e non ferma da qualche decina di millenni come ritenuto in passato. Tuttavia i risultati sarebbero nascosti dalla rapidità di cambiamento delle società moderne. 

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Poche teorie riescono a resistere così a lungo come quella evoluzionistica e le moderne tecniche di studio genetico non hanno fatto che confermare le ipotesi di Charles Darwin.
Il processo di base è semplice: l’insorgenza di mutazioni genetiche, in genere piccole, dà possibilità minori o maggiori di sopravvivenza all’individuo che le porta. Se le possibilità di sopravvivenza sono maggiori, l’individuo riuscirà più facilmente a riprodursi e trasmettere il proprio patrimonio genetico.

Si può facilmente pensare allora che le scoperte e le invenzioni scientifiche, soprattutto in campo medico, tendano ad inibire il processo evoluzionistico: nelle nostre società sembra che tutti gli individui abbiano le stesse possibilità di sopravvivere, a prescindere dalle mutazioni genetiche.

Eppure pare che non sia proprio così. I tempi evolutivi sono senz’altro rallentati, ma non annullati ed anche negli ultimi millenni sono osservabili i risultati di processi di questo tipo. Qualche esempio?

  • La produzione dell’enzima lattasi, ossia quello che consente la digestione del latte, in età adulta: molti sono intolleranti al lattosio ed alcuni non lo digeriscono affatto. Ma molti sì, proprio perché possiedono le capacità genetiche per produrlo. Queste capacità sembrano siano emerse proprio con l’inizio della produzione casearia.
  • L’adattamento alla vita in alta quota per popolazioni che vivono ad altitudini per alcuni quasi proibitive: è il caso del Tibet o di alcune regioni andine.
  • Un ulteriore esempio è la maggiore resistenza alla malaria per popolazioni che vivono in zone particolarmente colpite da questa malattia.

In uno studio statistico su base genetica J.P. Beauchamp dell’Università di Harvard ha utilizzato i dati dell’Health & Retirement study per analizzare alcuni aspetti fenotipici come  altezza, colesterolo, massa,  e glucosio nel sangue, ma anche altri tratti di diversa tipologia come il livello di scolarità e l’età del menarca delle donne.

Si tratta di risultati da trattare con cautela, a causa della loro dipendenza da un gran numero di geni diversi e dell’aver potuto trattare al massimo due generazioni consecutive.

Beauchamp ha rilevato ad esempio che sia per uomini che per donne sono stati favoriti dal punto di vista evoluzionistico, ossia si sono potuti riprodurre maggiormente, i livelli minori di scolarizzazione. Un altro risultato è che le donne con la maggiore età di menarca hanno avuto poi maggior numero di figli ed è stato perciò rilevato un aumento medio dell’età del menarca di 6,2 anni.

[1] Le Scienze, L’evoluzione continua della specie umana

[2] J.P.Beauchamp, Genetic evidence for natural selection in humans in the contemporary United States

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