Eureka! Quando l’ipotesi diventa teoria

Vi sarete accorti che molto spesso i termini “teoria” e “ipotesi” vengono spesso fraintesi dai “non addetti ai lavori”. Vi è ormai una confusione di massa su questi due termini, quindi per fare giustizia ai padri fondatori del metodo scientifico è doveroso accedere in quel losco pozzo della scienza, ma non solo. Quante volte ci siamo chiesti come si formula un’ipotesi, oppure come e quando e a quali condizioni una teoria è valida. Qui troverete le risposte a queste domande, e con un attimo di pazienza e 2 litri di caffè cercheremo di spiegarle in un modo semplice ed efficace.

TEORIA E IPOTESI, PERCHÈ DIVERSI?

Mettiamo subito in chiaro una cosa: teoria e ipotesi sono due cose diverse ma strettamente connesse fra loro; infatti non ci può essere una teoria senza l’ipotesi o le ipotesi formulate.
La formulazione di tali ipotesi è fondamentale affinchè nasca una teoria.
Quindi possiamo dire che la teoria è l’insieme degli enunciati, delle ipotesi e delle proposizioni che la compongono. 

Una teoria scientifica è un modello o un insieme di modelli che spiegano i dati osservativi a disposizione, e che offrono predizioni che possono essere verificate. Nella scienza, una teoria non può essere mai completamente provata, perché non è possibile assumere che conosciamo tutto ciò che c’è da conoscere (compresi eventuali elementi che potrebbero screditare la teoria). Invece, le teorie che spiegano le osservazioni vengono accettate finché un’altra osservazione non è in disaccordo con esse. In tal caso, la teoria incriminata viene eliminata del tutto oppure, se possibile, cambiata leggermente per poter comprendere l’osservazione.

Ora che abbiamo definito la teoria non ci resta che definire l’ipotesi, questa arcana figlio della scienza!
Diciamo che l’ipotesi è un pò come la modalità provvisoria del pc, in cui si possono fare delle modifiche provvisorie al sistema in modo da capire come si comporterà il pc in quelle determinate condizioni. La stessa cosa vale per l’ipotesi scientifica: è un’idea provvisoria che deve essere validata o meglio, falsificata per poter essere la base della teoria.
Ma aspettate un attimo, verificata o falsificata?
Qui stiamo parlando di due correnti diverse: il verificazionismo e il falsificazionismo, ma ci serve un nuovo paragrafo per questo!

VERIFICO O FALSIFICO?

Altro che Amleto, questo è il vero dilemma!

Come dicevamo sopra esistono due correnti: il verificazionismo e il falsificazionismo.

Il verificazionismo è un orientamento epistemologico e filosofico che considera necessario e sufficiente un criterio di verificazione per l’accettazione o validazione di un’ipotesi, una teoria o un singolo enunciato o proposizione. In sostanza il verificazionismo afferma che un enunciato, inserito in una teoria scientifica, che non possa essere verificato, non è necessariamente falso, ma fondamentalmente privo di senso in quanto non dimostrabile alla prova empirica dei fatti, potendo infatti esistere molteplici enunciati tutti intrinsecamente logici per la spiegazione/interpretazione di un certo fenomeno, di cui però in linea di massima soltanto uno per definizione risulterà vero. In particolare il verificazionismo è uno dei capisaldi del neopositivismo logico del Circolo di Vienna, il quale aveva appunto tra i suoi principi basilari il principio di verificazione.

Il criterio di falsificabilità (falsificazionismo) afferma che una teoria, per essere controllabile, perciò scientifica, deve essere “confutabile”: in termini logici, dalle sue premesse di base devono poter essere deducibili le condizioni di almeno un esperimento che, qualora la teoria sia errata, ne possa dimostrare integralmente tale erroneità alla prova dei fatti, secondo il procedimento logico del modus tollens, in base a cui, se da A si deduce B, e se B è falso, allora è falso anche A. Se una teoria non possiede questa proprietà, è impossibile controllare la validità del suo contenuto informativo relativamente alla realtà che presume di descrivere.

Abbiamo appena visto che possiamo avere due modi di vedere la scienza, da una parte la scienza che verifica e dall’altra la scienza che falsifica.
I verificazionisti, sostenendo la tradizionale lotta del razionalismo contro la superstizione e l’autorità arbitraria, esigono che una credenza si accetti solo se può essere giustificata da prove
positive, cioè solo se si può mostrare che è vera o, almeno, che è altamente probabile. Una credenza può dunque essere accettata solo se è possibile verificarla o confermarla probabilisticamente.
I falsificazionisti (il gruppo di fallibilisti a cui lo stesso Popper dichiara di appartenere), appoggiando le tesi degli irrazionalisti, credono di aver scoperto argomenti logici che mostrano che il programma del primo gruppo non può essere realizzato, che non si può mai dare ragioni positive che giustifichino la credenza che una teoria è vera.

TEORIA? DETTO, FATTO!

Bene, ora che abbiamo visto le due correnti di pensiero non ci resta che parlare della trasformazione dell’ipotesi. Infatti da ipotesi a teoria c’è un bel soffio di vento!
In realtà il passaggio è molto semplice e lo abbiamo visto qua sopra: Definiamo il problema, formuliamo l’ipotesi e successivamente la verifichiamo; se il risultato della verifica andrà a buon fine avremo la nostra teoria generale.
Oppure, formuliamo la congettura, osserviamo l’esperimento e cerchiamo di falsificarlo (una cosa per essere vera deve essere anche falsa).

Abbiamo visto quindi come una teoria scientifica sia diversa dall’ipotesi e come l’ipotesi, per logica, non può in alcun modo sostituire la teoria. Ed è questo il passaggio fondamentale, riconoscere l’importanza dell’ipotesi solo dal momento in cui viene usata per formulare una successiva teoria, e non come un dato di fatto assoluto.

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