La mappa dei fulmini nel mondo

Alzi la mano chi dalla finestra di casa non si è mai messo a contare i fulmini che cadono durante una tempesta. Nessuno? Bene, ma c’è anche chi ha fatto di questo una scienza. La NASA possiede degli strumenti disegnati appositamente per rilevare i fulmini e per costruire una mappa globale dei fulmini.

I fulmini non cadono ovunque con uguale probabilità. Le condizioni ideali prevedono aria calda ed umida in risalita che si mescola con l’aria fredda posta più in alto. Non ovunque si possono avere tali condizioni con frequenza ed in alcuni luoghi è molto raro che ciò avvenga.

In generale cadono molti più fulmini sulla terraferma rispetto agli oceani, per il semplice fatto che la radiazione solare scalda più rapidamente la terra rispetto all’acqua. Il calore viene poi trasferito all’aria che può in questo modo risalire con più efficacia. Per la stessa ragione cadono molti più fulmini attorno all’equatore che non ai poli, in quanti in questi ultimi il Sole scalda molto meno la superficie spesso ricoperta da ghiacci e nevi. Inoltre anche la presenza di umidità è un fattore chiave e le zone più umide e calde del pianeta sono quindi quelle in cui cadono più fulmini su media annuale.


La mappa mostra il numero di fulmini che annualmente cade in ogni chilometro quadrato della superficie terrestre così come misurato con lo strumento Lightning Imaging Sensor della NASA che ha operato dal satellite Tropical Rainfall Measuring Mission tra il 1995 ed il 2002. La scala va dal grigio per indicare un solo fulmine l’anno, al rosso scuro (quasi nero) per le regioni a maggiore intensità. Credits: NASA

Non stupisce quindi che i luoghi maggiormente colpiti siano quelli in cui le masse di aria calda ed umida provenienti dagli oceani si vadano a scontrare con le grandi catene montuose, risalendo e generando temporali. Stiamo parlando dei monti del Congo, della Cordigliera delle Ande e della Catena Himalayana. Ma anche sulle isole Indonesiane di Java e Sumatra e sulla Florida centrale si possono generare forti tempeste di fulmini. Ma il posto su cui cadono più fulmini in assoluto è il Lago Maracaibo, in Venezuela. Qui ogni anno possono cadere più di 230 fulmini per chilometro quadrato.

Il Maracaibo è infatti un lago molto esteso e mediamente caldo tutto l’anno. Durante il giorno il lago e le colline circostanti si riscaldano grazie all’azione del Sole, ma le colline lo fanno più rapidamente dell’acqua causando l’insorgenza di nubi che dal lago si spostano verso la terraferma. Di notte avviene il processo inverso, con le nubi che si spostano dalla terraferma (più rapida a raffreddarsi) verso lo specchio d’acqua. Questo fenomeno genera una risalita di aria sulla superficie del lago che facilmente porta alla produzione di fulmini.

NASA lightning map on Lake Maracaibo
Sul Lago Maracaibo, in Venezuela, ogni anno cadono anche 230 fulmini per chilometro quadrato. Credits: NASA

Come si forma un fulmine?

Il fulmine è un fenomeno di scarica di corrente tra regioni cariche elettricamente nelle nubi o tra nubi e suolo. Può avvenire quando una regione della nube si carica negativamente e le particelle cariche vengono attratte dalle particelle positive che si trovano a terra (fulmine nube-suolo), in un’altra regione della nube (fulmine intranube) o in un’altra nube (fulmine internube). Ciò genera un rapido passaggio di particelle cariche da una regione all’altra che si manifesta come un plasma (la saetta), un bagliore diffuso ed il tuono. Quest’ultimo generalmente si ascolta in ritardo rispetto al momento in cui si osserva la luce in quanto la velocità del suono è circa 900.000 volte minore di quella della luce. Sulla Terra cadono circa 1.4 miliardi di fulmini all’anno con una durata media di 0.2 secondi (quanto un battito di ciglia).

Si osservano fulmini anche nelle eruzioni vulcaniche, nelle tempeste di sabbia, nei tornado, nelle bufere di neve e negli incendi boschivi.

Ma perché le nubi si caricano elettricamente? Quello che si osserva è un accumulo di cariche negative nella parte bassa della nube e di cariche positive nella parte alta. Esistono due teorie fondamentali che cercano di spiegare tale fenomeno: la teoria gravitazionale e la teoria convettiva: per approfondire leggi Tuoni e Fulmini.

Fonte: NASA, geology.com

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