Storia della longitudine marziana

Se vogliamo indicare una posizione sulla superficie terrestre occorrono due coordinate: la latitudine e la longitudine. Entrambe sono misure di angoli: la latitudine è l’angolo rispetto ad un piano di riferimento, quello in cui si trova l’equatore. È un piano semplice da definire, perché basta osservare la rotazione terrestre attorno al suo asse per sceglierlo naturalmente come il piano equidistante dai due poli. Vengono definiti paralleli gli insiemi di punti ad uguale latitudine, dei cerchi concentrici per i quali il valore di latitudine è fissato.

Se conosciamo la latitudine del luogo di cui vogliamo segnalare le coordinate dobbiamo però anche sapere in quale punto del parallelo si trova. Per farlo occorre un’altra coordinata, che è la longitudine. Anche in questo caso si tratta di un angolo rispetto ad un piano di riferimento. I punti di uguale longitudine sono detti meridiani, e percorrono la Terra da polo a polo in maniera simile ai bordi degli spicchi in un’arancia. La scelta del riferimento è in questo caso del tutto arbitraria, senza scelte “naturali” a veicolarla.

Un semplice schema che indica la forma di paralleli e meridiani. Credits: WikiMedia

Dovendo in ogni caso scegliere un riferimento, la scelta è ricaduta sull’Osservatorio di Greenwich, in Inghilterra, uno degli osservatori di maggiore rilevanza storica. Il meridiano che passa per un telescopio (il transit circle) a Greenwich è detto Meridiano Fondamentale e svolge per la longitudine lo stesso ruolo che l’equatore svolge per la latitudine. Questa convenzione fu scelta nel 1884 tramite un accordo internazionale. Il transit circle era stato costruito qualche anno prima, nel 1850, da Sir George Airy, un noto astronomo del tempo.

Se ci spostiamo su un pianeta come Marte la scelta dei riferimenti pone qualche difficoltà in più. Se anche in quel caso l’equatore è definito dalla rotazione planetaria, resta da chiedersi come si possa scegliere un Meridiano Fondamentale in un pianeta del tutto desertico. W. Beer e J.H. Mädler, passati alla storia come i primi cartografi marziani, nel 1840 definirono un punto, un piccolo dettaglio superficiale, per calcolare la velocità di rotazione del pianeta.

La prima rappresentazione cartografica del Pianeta Rosso, disegnata da Wilhelm Beer e Johaan Mädler nel lontano 1840.

Nel 1877 l’astronomo italiano Schiaparelli utilizzò la stesso punto di Beer e Mädler come punto zero per la longitudine. Venne chiamato Sinus Meridiani da Camille Flammarion, un altro protagonista della storia dell’esplorazione marziana.

Nel 1972 la Mariner 9 ottenne la prima mappa dettagliata della superficie marziana. L’americano Merton E. Davies trovò un piccolo cratere di appena mezzo chilometro di diametro all’interno di Sinus Meridiani, proprio dove i suoi predecessori avevano fatto passare il Meridiano Fondamentale di Marte. Oggi quel cratere è noto come Airy-0 proprio per commemorare Sir Airy.

Il cratere Airy-0, ripreso dalla Mariner 9 nel riquadro A, dalla Viking-1 nel B e da MGS nel riquadro C. Credits: NASA/JPL

Il cratere fu immortalato sia dalla Mariner 9 che dalla Viking 1 nel 1978, ma per averne un’immagine ad elevata risoluzione bisognerà aspettare il 2001, anno in cui la camera a bordo del Mars Global Surveyor riuscì a fotografarlo nuovamente.

La posizione di Airy-0 in Sinus Meridiani. Credits: NASA/JPL

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