Solar Orbiter nella coda della cometa Atlas

Solar Orbiter, la sonda dell’Esa diretta verso la nostra stella, sta incrociando in questi giorni le code della cometa Atlas: ieri e oggi la coda di particelle cariche e il 6 giugno quella di polveri. Un’occasione imperdibile per ottenere dati unici. Quattro degli strumenti scientifici della sonda sono già pronti a coglierla.

Nel 2000, analizzando i dati della sonda solare Ulysses, il professor Geraint Jones dello University College London scoprì qualcosa di strano. Nei dati rilevati quattro anni prima dalla sonda c’era un disturbo che non proveniva direttamente dal Sole. Lo stesso anno solcava lo spazio interplanetario la cometa Hyakutake, la grande cometa del 1996. Unendo queste due informazioni, Jones ebbe chiaro cosa era successo: la sonda Ulysses aveva attraversato la coda della cometa, e nessuno se ne era accorto. Da quel momento si fece più attenzione a questo tipo di eventi, e la stessa Ulysses attraversò negli anni successivi altre due code cometarie.

Quest’anno la circostanza si ripresenta con la sonda dell’Agenzia spaziale europea Solar Orbiter, che si appresta a incrociare la coda della cometa Atlas. Con un’importante differenza, rispetto al passato: se allora la scoperta fu a posteriori, a giochi già compiuti, questa volta Jones ha scoperto ciò che sta avvenendo in questi giorni con un po’ di anticipo – abbastanza da permettere al team della missione Esa di prepararsi a dovere per l’evento.

I frammenti della cometa Atlas immortalati lo scorso aprile da Hubble. La cometa era stata scoperta il 29 dicembre 2019 da Atlas, un sistema automatizzato di ricerca asteroidi che si trova alla Hawaii. Sarebbe potuta essere una delle comete più luminose in cielo degli ultimi 20 anni, ma già l’11 aprile apparve chiaro che aveva iniziato a frammentarsi. Crediti: Esa/Nasa/Hst

La preparazione non è comunque stata semplice: Solar Orbiter è stata lanciata lo scorso 10 febbraio, e da quel momento sono state avviate lunghe fasi di test e di calibrazione degli strumenti. L’inizio dell’attività scientifica era previsto il prossimo 15 giugno, giusto in tempo per il primo passaggio ravvicinato attorno al Sole. Tuttavia, la scoperta del passaggio nella coda di Atlas ha cambiato le carte in tavola, e si è dovuta accelerare la fase di preparazione.

Solar Orbiter ha una vasta gamma di strumentazione scientifica: sono ben dieci gli strumenti pensati per osservare la nostra stella. In particolare, quattro di questi sono perfetti anche per compiere misurazioni della coda cometaria. Sono strumenti cosiddetti in-situ, perché studiano l’ambiente immediatamente circostante la sonda e sono pensati per osservare gli effetti del Sole sull’ambiente interplanetario. E in effetti l’occasione del passaggio nella scia di Atlas è ben ghiotta, perché permette di studiare, oltre alla cometa stessa, anche la sua interazione con il Sole.

Le comete hanno infatti due code: una di particelle cariche che seguono la direzione dei venti solari, e una di polveri che invece seguono la dinamica orbitale della cometa. Solar Orbiter ha incrociato la coda di particelle cariche il 31 maggio e il primo giugno, ieri e oggi dunque, mentre la coda di polveri la incrocerà il 6 giugno.

Studiare la coda di ioni della cometa, per esempio tramite il magnetometro Mag o il misuratore di venti solari Swa, permetterà di capire proprio qualcosa in più sulle modalità con cui il Sole e i suoi venti solari hanno interagito con la Atlas. Quando intersecherà l’altra coda, invece, alcune particelle di polvere potrebbero colpire la sonda a decine di chilometri al secondo. Durante l’impatto – che non è certo: dipende dalla densità della polvere nella coda – i grani di polvere vaporizzeranno, formando piccole nubi di gas energetico e carico elettricamente. Un’occasione perfetta per misurarne le caratteristiche con lo strumento Rpw, il Radio and Plasma Waves.

«A ogni incontro con una cometa», dice Jones, «impariamo qualcosa in più su questi oggetti intriganti. Se Solar Orbiter rileva la presenza della cometa Atlas, potremo imparare qualcosa in più sulle modalità con cui la cometa interagisce con i venti solari e possiamo verificare, per esempio, se le nostre aspettative sul comportamento della sua coda di polveri sono in accordo con i modelli. Tutte le missioni che si avvicinano alle comete forniscono pezzi di un grande mosaico».

Articolo pubblicato su Media Inaf il 1 giugno 2020

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