Mare Caloris ed il vulcanismo di Mercurio

Nonostante possa sembrare una fotografia del suolo lunare questa immagine rappresenta la superficie di Mercurio, il più piccolo pianeta roccioso del nostro Sistema Solare. Tra i numerosi crateri visibili, uno in particolare ha attirato l’attenzione degli studiosi.

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La superficie di Mercurio ripresa dalla sonda Mariner 10, NASA

La superficie del pianeta è completamente crivellata di crateri da impatto meteorico (magnificamente conservati grazie alla mancanza di atmosfera) impostati su dure rocce laviche; sembra che il pianeta infatti abbia affrontato due tipi di vulcanismo durante il suo sviluppo: un primo vulcanismo effusivo, caratterizzato da colate laviche ora difficilmente distinguibili, ed un secondo – e non troppo antico- vulcanismo esplosivo con annessi depositi piroclastici.

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Mare Caloris, visibile sulla sinistra, è il più grande cratere da impatto su Mercurio

Tra i numerosi crateri spicca il maggiore del pianeta, denominato Mare Caloris. Questo è stato generato da un impatto di tale violenza da far risentire i propri effetti su scala planetaria! L’impatto, oltre a lasciare una visibile cicatrice costituita dai bordi del cratere alti oltre 2 km, ha innescato una serie di eruzioni effusive molto produttive. Impressionante è poi la morfologia della corrugata zona che si trova agli antipodi del cratere: secondo il professor Peter Schultz della Brown University le onde d’urto generate a seguito del grande impatto hanno viaggiato attorno al pianeta e, una volta giunte nel punto di convergenza nella sopracitata zona antipodale, avrebbero provocato una serie di fratturazioni e sollevamenti relativi dei blocchi di roccia fino a formare questa “weird terrain”.

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