L’esordio del Falcon Heavy! – la prima storica missione interplanetaria della SpaceX

Ieri, infine alle 21:45 dopo svariati rinvii a causa di forte vento in alta quota, il Falcon Heavy ha fatto il suo debutto dalla storica piattaforma LC-39A da cui sono stati lanciati i SaturnV del programma Apollo e lo Space Shuttle, presso Cape Canaveral.
Ricordiamo un po’ di numeri:
70 metri d’altezza
12 metri di larghezza
3 booster
27 motori
22819 kN di spinta (clicca qui per un confronto con altri lanciatori)
63,8 tonnellate di carico verso l’orbita bassa (più del doppio del carico dello Space Shuttle)/ 26,7 tonnellate verso l’orbita geostazionaria/ 16,8 tonnellate verso Marte/ 3,5 tonnellate verso Plutone.
La vecchia Tesla Roadster di Elon Musk con a bordo Spaceman si è aggiudicata il primato della prima auto nello spazio giungendo in orbita e regalando una live di oltre 4 ore della Terra da 7000 km di altitudine per infine essere spinta in orbita eliocentrica con un afelio che tocca la fascia degli asteroidi, abbastanza elevato da permetterle di incrociare Marte per un flyby con le prossime correzioni di rotta.

Fonte: Elon Musk

I due booster laterali hanno eseguito un atterraggio sincrono mozzafiato, mentre il core centrale ha finito il carburante e non è riuscito ad atterrare sulla piattaforma oceanica Of Course I Still Love You schiantandosi nell’oceano a 100 metri dalla piattaforma, come dichiarato dallo stesso Elon Musk alla conferenza che ha seguito il lancio.
Questo esordio rappresenta comunque un successo nonostante la perdita del core centrale, perché:
1) il lancio è avvenuto con successo (la Tesla è sana e salva in traiettoria di fuga dalla Terra), obiettivo principale della missione, dimostrando l’affidabilità del FH
2) sono stati recuperati i 2/3 del vettore che era composto da stadi già utilizzati in precedenti missioni.
Inoltre è previsto che per i prossimi lanci si usi la versione aggiornata del Falcon9: la Block 5.
La SpaceX ci ha dimostrato con lo sviluppo del Falcon9 che sbagliando si impara, riuscendo a risolvere i problemi che si presentavano ad ogni fallimento rendendo l’atterraggio automatizzato con retrospinta una realtà.
In soli 16 anni questa compagnia privata ha rivoluzionato il modo di concepire non solo le missioni spaziali intorno la Terra ma anche le missioni interplanetarie. Vettori recuperabili significa costi per lancio decisamente inferiori a quelli odierni.

C’è chi comincia a chiedersi se progetti di razzi pesanti che ancora non sono stati ultimati, come l’SLS (Space Launch System) siano già obsoleti. L’SLS sarà un sistema di lancio modulare che offrirà varie configurazioni con potenze e capacità di carico diverse, dal Block 0 che avrà la possibilità di portare 70 tonnellate metriche in LEO al Block 2 che avrà la possibilità di trasportare in LEO 130 tonnellate metriche (2 volte la capacità di carico del FH), ad un costo stimato che si dovrebbe aggirare fra le 500-1000 milioni di dollari (senza considerare gli 11 miliardi fin’ora spesi per il progetto), contro i 90 milioni del costo del FH. Nel frattempo anche la compagnia privata New Origins sta investendo nel settore dei razzi riutilizzabili nel progetto del New Glenn, un razzo che dovrebbe essere più potente del FH, e riutilizzabile.
In questi anni stiamo vivendo letteralmente una rivoluzione nel paradigma con cui vengono concepite le missioni spaziali.

Per chi se lo fosse perso: il replay del lancio ed a seguire alcuni momenti salienti della diretta:

FH al decollo, Fonte
Durante l’ascesa
Separazione booster laterali
Atterraggio sincrono dei Booster
Tesla e starman in orbita alta intorno la Terra
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