Crani delle balene come antenne

Della comunicazione delle balene sappiamo molto, ma ancora esistono molti misteri. In particolare a lungo è rimasta l’incognita del loro sistema uditivo: come fanno a sentire? Una nuova ricerca, presentata alla Experimental Biology Conference 2018 di San Diego, ha trovato un modo di rispondere a questa domanda analizzando i corpi di balene arenate sulle spiagge statunitensi. Ed il risultato è sorprendente.

L’orecchio dei misticeti (sottordine dei cetacei a cui appartengono balenottere, megattere e balene) è complesso e costituito da un vero e proprio labirinto di ossa fuse all’interno del cranio, lasciando supporre che il cranio stesso abbia una funzione nel processo uditivo. Basandosi su questa intuizione, i ricercatori hanno usato una tecnica di tomografia computerizzata per scansionare un corpo ben preservato di balenottera rostrata (Balaenoptera acutorostrata) e di balenottera comune (Balaenoptera physalus), entrambe arenate sulla costa statunitense e morte durante le operazioni di salvataggio. Il risultato di tali scansioni è costituito da modelli tridimensionali utili per studiare come il cranio risponda a varie frequenze sonore.

Un tipico complesso petrotimpanico dei misticeti, in particolare di un esemplare di balena grigia (Eschrichtius robustus), vista lateralmente (A) e frontalmente (B). La barra di scala in basso è 2 cm. Credits: PlosOne

Il cranio funziona come un’antenna: questo il risultato dello studio presentato a San Diego. Vibra quando viene colpito dalle onde sonore, permettendo alle vibrazioni di raggiungere le orecchie, ed è particolarmente sensibile alle basse frequenze utilizzate dalle balene per comunicare (da 10 a 200 Hz; per confronto, le orecchie umane possono percepire da 10 Hz a circa 20.000 Hz).

Questa scoperta potrebbe anche avere risvolti pratici notevoli, in quanto le grandi navi possono produrre le stesse frequenze, andando ad interferire con la comunicazione tra i misticeti, e sarebbe quindi necessario stabilire dei regolamenti per ridurre al minimo tali emissioni.

Fonte: Science Mag

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: