Starlink, la SpaceX cerca di recuperare la fiducia della comunità astronomica. Ma ci riuscirà?

Per questo mese è previsto il lancio di altri 180 satelliti Starlink. La costellazione della SpaceX sarà formata da decine di migliaia di satelliti che porteranno la connessione veloce in tutto il mondo, uno dei progetti di telecomunicazioni più imponenti della storia. La compagnia di Musk sta sperimentando una serie di modifiche per non interferire con le osservazioni astronomiche e con la bellezza del cielo notturno

Quarantaduemila. Questo è il numero totale di satelliti che la SpaceX intende lanciare per costruire la sua costellazione Starlink. Un numero spropositato ma necessario per svolgere il suo compito: fornire connettività a banda larga, bassa latenza e alta velocità in tutto il mondo, anche nei luoghi in cui finora internet non è mai arrivato.

Da subito, però, il progetto della compagnia di Elon Musk ha generato alcuni dubbi e preoccupazioni, tanto nella comunità scientifica che in quella di appassionati di astronomia. Anche l’Unione Astronomia Internazionale (IAU), una delle principali voci del mondo astronomico, il 3 giugno scorso si è pronunciata in merito mostrando la sua preoccupazione. “La IAU è preoccupata per queste costellazioni satellitari. L’organizzazione, in generale, abbraccia il principio di un cielo oscuro e radio-silenzioso, non solo essenziale per far progredire la nostra comprensione dell’Universo di cui facciamo parte, ma anche come risorsa dell’umanità intera e per la protezione della fauna notturna.

Le preoccupazioni scientifiche erano essenzialmente due. La prima, che è quella che preoccupa di più anche chi ama osservare il cielo notturno, è che le superfici dei satelliti sono altamente riflettenti, e i riflessi del Sole li fanno apparire come punti luminosi lenti soprattutto nelle ore successive al tramonto e precedenti all’alba, in cui i satelliti sono colpiti di taglio dalla luce solare. La seconda preoccupazione è invece puramente scientifica, radioastronomica. I segnali radio emessi dalle costellazioni satellitari possono infatti interferire sulle osservazioni scientifiche che operano in alcune frequenze radio. Per esempio, la prima immagine di un buco nero che abbiamo ottenuto l’anno scorso è stata possibile anche grazie allo sforzo comune per mantenere un cielo pulito dalle interferenze radio.

L’azienda statunitense non è rimasta sorda a queste preoccupazioni, e già a partire dal primo lancio di giugno ha iniziato a implementare alcune modifiche che dovrebbero placare, almeno in parte, gli animi di chi crede nel valore di un cielo fruibile scientificamente e osservativamente.

60 satelliti Starlink pronti al dispiegamento. Credits: SpaceX

Innanzitutto, i satelliti diventeranno invisibili a occhio nudo dopo appena una settimana dal lancio. È una modifica che riguarda il software di bordo e la modalità con cui i satelliti arrivano alla loro orbita finale. Dopo il lancio, gli Starlink passano per un’orbita intermedia “di parcheggio” prima di raggiungere la loro orbita operativa finale a oltre cinquecento chilometri di altitudine. Velocizzare questo passaggio dal parcheggio all’orbita finale li farà sparire prima dall’orbita più dannosa per il cielo notturno. È anche vero, però, che gli Starlink saranno lanciati frequentemente, perché saranno tanti e perché la loro vita operativa sarà breve, quindi anche minimizzando il tempo in orbita di parcheggio, potrebbero esserci spesso satelliti parcheggiati a causa dei lanci frequenti e del frequente rientro dei satelliti giunti a fine vita.

Inoltre, i satelliti diventeranno più scuri, poco riflettenti o comunque abbastanza poco riflettenti da non disturbare troppo la vista del cielo. I satelliti saranno infatti dotati di una visiera in grado di coprire le parti più riflettenti dalla luce solare proprio come fa la visiera di un cappello sulla nostra fronte. Non è ancora chiaro, o comunque è ancora in fase di sviluppo, un modo per evitare che la luminosità, dimezzata rispetto ai satelliti sprovvisti di visiera, sia comunque eccessiva per le osservazioni da parte dei telescopi.

La visiera sarà trasparente alle frequenze radio, e non comprometterà pertanto il funzionamento dei satelliti, ma potrebbe ancora generare problemi alle osservazioni radioastronomiche. Per evitare questo genere di problemi, sarà necessario lavorare a un accordo tra l’azienda e gli osservatori: i satelliti Starlink dovranno essere in grado di non emettere segnale radio alle frequenze che gli osservatori radioastronomici hanno bisogno di osservare se non vogliono intralciare il progresso scientifico.

C’è inoltre un ulteriore favore che Musk ha previsto per gli astronomi: sui siti space-track.org e celestrak.com compariranno tutte le orbite degli Starlink così da facilitare l’organizzazione delle sessioni di osservazione.

Le soluzioni in sperimentazione sono state elaborate anche tramite la collaborazione con l’American Astronomical Society e il Vera C. Rubin Observatory, un osservatorio americano in Cile che dal 2023 scandaglierà l’intero cielo una volta ogni tre notti, venendo necessariamente disturbato dalla presenza delle costellazioni di satelliti. Sebbene tali soluzioni non risolvano tutti i problemi, sono senz’altro dei passi nella giusta direzione.

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