Le meraviglie che popolano lo Spazio

La natura non smetterà mai di sorprenderci. L’umanità nel corso della storia ha cercato di dare delle risposte a ciò che la circonda, ma forse uno degli oggetti più misteriosi e stupefacenti che la natura ha generato sono i buchi neri.

Il 10 Aprile del 2019 una foto ha cambiato la storia. Quel giorno tutti i giornali del mondo diffusero la prima immagine di un Buco nero, elaborata tramite il progetto internazionale Event Horizon Telescope. il Buco nero in questione ha una massa (circa) 6,6 miliardi di volte più grande rispetto a quella del Sole; è situato al centro della galassia ellittica gigante nota come Messier 87, ed è la più grande galassia dell’universo “vicino”, situata a circa 56 milioni di anni luce dalla Terra. L’algoritmo che ha permesso lo sviluppo e l’acquisizione dell’immagine è stato elaborato dalla giovane ricercatrice Katie Bouman.

Katie Bouman, la giovane ricercatrice che ha sviluppato l’algoritmo alle spalle dello studio di Event Horizon Telescope

Le discussioni storiche e le teorie sull’esistenza di entità affascinanti

Nel corso della storia queste affascinanti entità sono state per molto tempo, da parte degli scienziati, oggetti di studio e a volte la loro esistenza è stata messa in discussione. Stephen Hawking disse che lo stesso Eistein non credette all’esistenza dei Buchi neri:

“Einstein sbagliò quando disse : “Dio non gioca a dadi” la considerazione dei buchi neri suggerisce infatti non solo che Dio gioca a dadi, ma che a volte ci confonda gettandoli dove non li si può vedere.”

Le domande da porsi su entità così misteriose sono moltissime. Nel 1930 il giovane Subrahmanyan Chandrasekhar vinse una borsa di studio per Cambridge e dall’India s’imbarcò alla volta dell’Inghilterra. Durante il viaggio ebbe un’intuizione dalle equazioni di Einstein che lo portò a pensare che la materia potesse collassare su se stessa fino a diventare un punto e quindi curvare lo Spazio intorno a se. Chandra durante i suoi studi sulle stelle arrivò a determinare un limite, chiamato oggi come “Limite di Chandrasekhar“, in cui quando la massa del nucleo di una stella al momento del collasso gravitazionale supera codesto limite, l’entità luminosa diverrà un buco nero o una stella formata da neutroni. La luce durante questo avvenimento inizia a curvare in questo Spazio curvo e attratta al centro del buco nero non può più uscire. Nel 1935 mentre discusse la sua teoria, Chandra venne ridicolizzato dall’astronomo Arthur Eddington, colui che nel 1919 aveva dimostrato sperimentalmente le teorie di Einstein. Chandrasekhar avrà la sua “rivincita” nel 1983, quando vinse il premio Nobel grazie ai suoi studi sulle stelle e ai vari processi fisici che scaturiscono da esse.

Subrahmanyan Chandrasekhar

L’uomo senza volto : John Mitchel

Il fatto molto interessante è che due secoli prima un certo John Mitchel, pastore anglicano e filosofo naturale, aveva intuito queste entità chiamandole le “Dark stars“. John dalle poche informazioni che abbiamo su di lui, era un uomo di bassa statura, professore all’università di Cambridge nonché membro della Royal Society di Londra. Mitchel è molto famoso tra i sismologi moderni poiché, grazie ai suoi studi sui terremoti, è stato rinominato come “padre” della Sismologia. Il filosofo però in una relazione che venne esposta nel 1783 alla Royal Society, formulò una delle teorie più geniali:

“Se dovessero effettivamente esistere in natura corpi di densità non inferiori a quella del sole, il cui diametro fosse 500 volte maggiore. Non potremmo mai avere alcuna informazione visiva perchè la loro luce non potrebbe arrivare fino a noi.”

Da questo estratto del suo discorso si può intuire che il reverendo Mitchel un secolo e mezzo prima della “Teoria della Relatività”, aveva capito che se una stella fosse abbastanza grande, quello che noi chiamiamo la velocità di fuga sulla sua superficie avrebbe superato la velocità della luce. I membri della Royal Society non presero in considerazione le idee di John, anzi i rapporti con i suoi colleghi non era dei migliori. John Mitchel, come si è accennato sopra, nel 1783 chiamò queste entità “Dark Stars”.

John Mitchel

Dalle ipotesi a conoscenze reali

Ciò che conosciamo riguardo queste entità è ancora limitato, gli scienziati hanno stimato che i buchi neri si possono classificare in base alla loro massa in super massicci, buchi neri di massa intermedia, buchi neri stellari e micro buchi neri. Intorno al 1972-73Stephen Hawking, mentre stava studiando gli eventi accaduti dopo l’esplosione del Big Bang, ipotizzò l’esistenza di buchi neri extra small, oggetti che possiedono le dimensioni di un protone con massa eguale all’Himalaya.

In conclusione a quanto si è detto possiamo dire che le meraviglie che popolano l’universo sono ancora molte da scoprire e il compito dell’uomo sarà sempre quello di andare oltre le sue conoscenze per apprendere sempre di più riguardo l’ignoto.

“Confinare la nostra attenzione alle questioni terrestri significherebbe limitare lo spirito umano.” Stephen Hawking

Il buco nero di M87 nei dati di Event Horizon Telescope

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