Meteoriti: come trovare e riconoscere le rocce dal cielo

Sulla Terra piovono di continuo rocce dal cielo: sono le meteoriti, frammenti di corpi planetari separati dal loro corpo progenitore che, dopo aver viaggiato nello spazio interplanetario, cadono sulla superficie terrestre. La ricerca di questi oggetti e il loro riconoscimento ha bisogno di condizioni molto particolari.

Nel 1794 il fisico tedesco Ernst Chaldni fu il primo a proporre che alcune rocce ferrose ritrovate negli anni precedenti dallo scienziato prussiano Peter Simon Pallas non si fossero originate sulla Terra ma potessero venire dallo spazio. Fu, in un certo senso, il primo a riconoscere l’esistenza delle meteoriti. Da allora abbiamo ritrovato decine di migliaia di questi frammenti di corpi di planetari, asteroidi o pianeti, finiti sulla superficie del nostro pianeta dopo aver vagato nello spazio interplanetario.

Cosa sono le meteoriti?

Nello spazio interplanetario orbitano otto pianeti e centinaia di migliaia di corpi minori. Sono ciò che resta della nube da cui si è formato il Sole: il gas e la polvere si sono compattati a formare i corpi planetari, dove ce n’era in abbondanza sono nati i pianeti, dove il materiale era troppo poco o le condizioni gravitazionali e termodinamiche non lo consentivano, si sono formati corpi più piccoli: gli asteroidi, i satelliti, i pianeti nani, le comete.

A seguito degli urti tra i corpi minori e altri corpi minori o tra i corpi minori e i pianeti, si possono originare dei frammenti di roccia che restano a vagare nella vastità dello spazio. Di quando in quando questi frammenti possono finire anche sulla superficie dei pianeti, per esempio della Terra, diventando quelle che vengono chiamate meteoriti, rocce cadute dal cielo.

Le meteoriti ci permettono di accedere a informazioni lontane nel tempo e nello spazio: spesso si sono formate infatti in luoghi remoti del Sistema Solare e risultano molto simili a come erano al momento della loro formazione. La maggior parte di esse è nata nella Fascia Principale di Asteroidi, quell’insieme di detriti di roccia che si trovano tra l’orbita di Marte e quella di Giove, ma esistono anche meteoriti marziane o lunari.

A meno di vederla cadere in diretta, solo un occhio esperto e le analisi di laboratorio possono riconoscere una meteorite da una comune roccia terrestre, a maggior ragione se la meteorite si trova sulla Terra, esposta agli agenti erosivi come vento e acqua, per decenni o addirittura secoli. Ci sono tuttavia alcuni luoghi del mondo in cui la ricerca è molto semplificata, che sono i deserti.

Dove si trovano le meteoriti?

Nei deserti è molto più facile trovare meteoriti: sono luoghi in cui l’umidità, la principale agente di erosione, è per definizione molto bassa, il materiale organico è poco, le condizioni ambientali sono stabili, e in cui le meteoriti, che spesso sono scure a causa del ferro puro che contengono, risaltano molto rispetto al colore della sabbia o del ghiaccio. Circa il 28% di tutte le meteoriti trovate proviene da deserti caldi (come il Sahara o l’Atacama), ma la maggior parte sono state ritrovate nel continente Antartico. Sono oltre 40.000 esemplari, circa il 67% di tutte quelle ritrovate. Oltre ai vantaggi comuni a tutti i deserti, in Antartide il moto dei flussi di ghiaccio porta infatti naturalmente all’accumulo di materiale roccioso in alcune regioni di pochi chilometri quadrati.

Quando i flussi incontrano degli ostacoli tendono infatti a risalire, ma nel farlo si espongono al vento che ne rimuove gli strati più superficiali, scoprendo quelli più profondi e le meteoriti che essi contengono. Trovando queste aree, riconoscibili studiando il moto dei flussi e per via aerea grazie al colore blu del ghiaccio, si possono selezionare le aree da esplorare alla ricerca di meteoriti. Ogni anno vengono organizzate spedizioni per ricercare meteoriti in quelle aree.

Negli ambienti umidi come quello in cui ci troviamo ne sono state rinvenute appena il restante 5%. In questi luoghi spesso l’unico modo di trovare i campioni è quello di vederne in diretta la caduta. Ci sono alcune reti di videocamere e osservatori che monitorano il cielo alla ricerca di meteore e bolidi con l’obiettivo di tracciarne e triangolarne i punti di caduta. Quando nei cieli si illumina una meteora, se i calcoli mostrano che le condizioni sono adatte affinché a Terra si trovi una meteorite, ossia se la roccia in caduta era abbastanza massiccia e lenta da sopravvivere alla caduta in atmosfera, partono le ricerche nel punto in cui potrebbe essere arrivata sulla superficie terrestre.

Hai trovato una meteorite? Ecco cosa fare

Spedizioni in Antartide a parte, spesso può capitare che, camminando in montagna o sulla spiaggia, si incappi in qualche strano sasso scuro, magari piuttosto diverso dalle altre rocce che si trovano nei paraggi. E se fosse una meteorite?

Fermi: innanzitutto bisogna guardarla senza raccoglierla. Ci sono alcune accortezze per raccogliere meteoriti in maniera responsabile, senza danneggiare il campione e le preziose informazioni che esso trasporta. Quando si trova una sospetta meteorite bisogna innanzitutto fotografarla (bene e a fuoco) con accanto una moneta, nel luogo in cui si trova, e annotarsi le coordinate GPS del luogo (si può fare con Google Maps) e una descrizione del ritrovamento.

Non bisogna toccare la meteorite a mani nude, non bisogna alitarci e respirarci sopra, per evitare di contaminare il campione (e questo vale soprattutto se la meteorite è di recente caduta). Non bisogna toccare la meteorite con una calamita: potrebbe avere un campo magnetico residuo che rischiamo di contaminare con l’utilizzo del nostro magnete. Questo è un test che spesso viene indicato per verificare se sia presente molto ferro puro nella roccia: in realtà, se anche è vero che molte meteoriti condividono questa caratteristica, ci sono anche molte rocce terrestri che contengono ferro e possono potenzialmente attirare magneti.

Invece che toccare la meteorite a mani nude, conviene avvolgerla con della carta di alluminio (come quella che si usa in cucina), perché al contrario per esempio dei materiali plastici, non rischia di interagire con il materiale da cui è composta la meteorite. Per il trasporto l’ideale sarebbe di portarla all’interno di vasi con qualcosa che assorba l’umidità: così si massimizza l’isolamento della meteorite dall’ambiente esterno.

E poi? Come essere sicuri che sia una meteorite?

Una volta conservato a dovere il campione, si può scrivere alla rete PRISMA (Prima Rete per la Sorveglianza sistematica di Meteore e Atmosfera), una rete di osservatorio coordinata dall’Istituto Nazionale di Astrofisica che, tra le altre cose si occupa del ritrovamento di meteoriti. La foto con la moneta, le coordinate e la descrizione del ritrovamento possono essere inviate all’indirizzo prisma_po@inaf.it.

Nell’eventualità che la vostra roccia sia una potenziale meteorite, i geologi della rete PRISMA vi chiederanno di inviare un campione per le doverose analisi, per confermarne la natura meteoritica e per ottenerne tutte le informazioni possibili. Ma tranquilli: la meteorite resta dello scopritore e, dopo le analisi, potrà decidere se venderla, donarla a un museo o a un istituto di ricerca, oppure tenerla per sé.

Una volta confermata e classificata, la meteorite viene inserita all’interno del Meteoritical Bulletin, l’archivio internazionale di riferimento per le meteoriti ufficialmente riconosciute gestito dalla Meteoritical Society.

In Italia esiste anche Meteoriti in Italia, un’associazione amatoriale che si occupa del recupero di meteoriti e che collabora proprio con PRISMA, da tenere presente per informazioni e se si desidera entrare in una rete di appassionati.

Ci sono meteoriti sugli altri pianeti?

Come ci sono meteoriti sulla Terra, nulla vieta di ritrovare meteoriti anche su altre superfici planetarie. Troviamo meteoriti marziane e lunari sulla Terra, almeno in linea di principio ci devono poter essere meteoriti terrestri su Marte e sulla Luna. Ma anche meteoriti di qualunque altro tipo su Marte o sulla Luna.

Per esempio nelle immagini del rover marziano Curiosity del 2014 è stata identificata una meteorite ferrosa denominata “Lebanon”, o nel 2016 ne è stata trovata un’altra nota come “egg rock”. Ma non era la prima volta: la prima meteorite su Marte è stata trovata nel 2004 da Opportunity. Nel Meteoritical Bulletin, inserendo come filtro di ricerca “Mars” per il luogo di ritrovamento, si possono trovare ben 15 campioni.

La meteorite Lebanon identificata da Curiosity. Credits: Nasa/Jpl
La Egg Rock trovata da Curiosity su Marte. Credits: Nasa/Jpl

Nello stesso database possiamo trovare anche due meteoriti ritrovate sulla Luna: la Bench Crater scoperta durante la missione Apollo 12 nel 1969 e la Hadley Rille, scoperta dall’Apollo 15 nel 1972. La Bench Crater fu in effetti la prima meteorite scoperta su una superficie planetaria diversa da quella terrestre.

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