Si torna su Giove

A luglio di quest’anno entrerà in orbita attorno a Giove la sonda della NASA Juno. Questa compirà 37 orbite attorno al pianeta per poi deorbitare a febbraio 2018, dopo aver fornito un’ingente mole di dati utili nello studio del pianeta e della sua formazione.
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Riguardo Giove gli interrogativi sono molti: non conosciamo con grande precisione la composizione chimica delle nubi (soprattutto a latitudini polari); sappiamo molto poco della magnetosfera gioviana ed ancora poco sui meccanismi che governano i venti osservabili.
L’ultima sonda entrata in orbita è stata la sonda Galileo, che dopo aver orbitato a lungo attorno al pianeta, nel 2003 ha eseguito un impatto controllato sul pianeta con cui ha fornito dati sulla velocità dei venti fino a 150 km di profondità rispetto al livello di nubi visibili.

La sonda Juno (che sta per Giunone, la moglie di Giove) è stata lanciata da Cape Canaveral il 5 agosto 2011 ed ha come obiettivi principali:

1. Determinare quanta acqua e ammoniaca si trovano nell’atmosfera gioviana
2. Osservare approfonditamente nell’atmosfera gioviana per misurare composizione chimica, temperatura, moti delle nubi ed altre proprietà, tra cui l’esistenza di un nucleo roccioso
3. Creare una mappa del campo magnetico e gravitazionale, rivelando la struttura interna del pianeta
4. Esplorare e studiare la magnetosfera vicino i poli del pianeta, con particolare riguardo alle aurore.

L’obiettivo di fondo è quello di capire qualcosa in più sulle origini e sull’evoluzione di Giove, così da avere dei tasselli in più per comprendere la formazione del sistema solare e dei numerosi giganti gassosi che dominano la scena dei sistemi planetari dell’universo.
Molte teorie ipotizzano  che il sistema solare si sia formato con il collasso di una nube di gas e polveri, la maggior parte delle quali formano il Sole, mentre una parte va a formare i pianeti. I pianeti giganti, a causa dell’elevata velocità di fuga [2], mantengono una composizione simile a quella di questa nube primordiale (principalmente idrogeno ed elio) e per questo sono fondamentali nello studio delle condizioni primordiali in cui si sono formati [3].

Juno studierà inoltre le aurore osservabili a latitudini polari che si dovrebbero formare a causa dell’elevato campo magnetico gioviano. Questo intenso campo si pensa sia formato dalla presenza, sotto lo strato in cui idrogeno ed elio si trovano allo stato fluido, della regione di idrogeno metallico, in cui a causa dell’elevata pressione l’idrogeno si ionizza, comportandosi come un metallo conduttore.

Foto aurora
In foto un’aurora sul cappuccio polare nord rispresa dal telescopio spaziale Hubble. Questi fenomeni si formano quando particelle cariche ad alta energia che provengono dal Sole vengono intrappolate nel campo magnetico e ionizzano le particelle dell’alta atmosfera.

Sul sito della missione è possibile trovare il conto alla rovescia per l’arrivo della sonda, e si ha inoltre la possibilità di interagire con il team di ricerca, aggiungendo le proprie foto del pianeta e votando per i punti del pianeta più interessanti da fotografare.

[1] NASA, Juno Overview, https://www.nasa.gov/mission_pages/juno/overview/index.html
[2] La velocità che deve avere una particella per poter contrastare l’attrazione gravitazionale ed uscire dall’atmosfera
[3] NASA, Why Study Jupiter?, https://www.missionjuno.swri.edu/origin

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